• Tour de France 2022: le Roy è danese

    Domenica 24 luglio: ultima tappa del Tour de France, la 21a. Con essa si conclude il più importante dei tre Grandi Giri, iniziato il 1° luglio. Il Tour, ideato da Henri Desgrange, si svolge annualmente lungo le strade francesi, e quest’anno è arrivato alla sua 109a edizione. Come da tradizione, prima della premiazione finale, i velocisti avranno l’occasione per conquistare l’ambito traguardo dei Campi Elisi

    Il percorso partirà dalla Defense Arena di Parigi per arrivare sui Campi Elisi. Ci sarà anche un gran premio della montagna programmato al chilometro 43 – in totale i km sono 115 –  sulla Côté du Pavé de Gardes che anticipa l’ingresso del circuito con primo passaggio sul traguardo al chilometro 61. 

    Sui Campi Elisi sono favoriti i velocisti, in particolare Wout Van Aert. Con Jonas Vingegaard che potrebbe tirargli la volata. Da tener d’occhio anche Fabio JakobsenDylan GroenewegenPeter SaganCaleb Ewan e, per l’Italia, Alberto Dainese. Non parteciperà a questa tappa Woods, che non è stato risparmiato dal Covid-19. si tratta del 17° di questa edizione. 

    Pierluigi Vigliotti

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  • La Capria, quasi un secolo di letteratura

    Si è spento esattamente un mese fa, il 26 di giugno, Raffaele La Capria, uno degli intellettuali più importanti del nostro Novecento.
    Era nato a Napoli nel 1922 – a ottobre avrebbe compiuto 100 anni – e di Napoli possedeva la genialità, l’ardore e la fantasia.
    A Napoli aveva studiato – si era laureato in Giurisprudenza all’Università Federico II – e vi aveva vissuto per molti anni della sua vita, ma si era poi trasferito a Roma, dove rimase fino alla morte.
    E tuttavia Napoli, come una presenza ineluttabile e ricorrente dalla quale non poté né volle mai scappare, tornò ripetutamente nella sua opera divenendo protagonista indiscussa dei suoi scritti più belli (Ferito a morte 1961, La neve del Vesuvio 1988, Capri e non più Capri 1991, L’occhio di Napoli 1994, Napolitan graffiti: come eravamo 1998).
    Giornalista, scrittore, sceneggiatore, ebbe un’attività letteraria che spaziò in molteplici ambiti, tutti indagati e percorsi con uguale passione, intelligenza e successo. Scrisse per il Corriere della Sera, firmò da co-sceneggiatore film immortali e bellissimi come Le mani sulla città (1963), Uomini contro (1970) e Cristo si è fermato ad Eboli (1979) di Francesco Rosi, Sabato, domenica e lunedì (1990) e Ferdinando e Carolina (1999) di Lina Wertmuller. E fu naturalmente autore di numerosi romanzi tra cui resta insuperato Ferito a morte (ed. Bompiani 1961) con cui vinse il Premio Strega. Ma i Premi furono numerosi. Vinse il Premio Napoli con L’armonia perduta (Ed. Mondadori 1986), una raccolta di saggi dedicati a Napoli; il Premio Grinzane Cavour con la raccolta di racconti La neve del Vesuvio (ed. Mondadori 1988); il Premio Viareggio con L’estro quotidiano (ed. Mondadori 2005), raccolta di racconti autobiografici. La sua intensa attività intellettuale gli valse il Premio Campiello (2001), il Premio Chiara (2002), il Premio Alabarda d’oro (2011) ed il Premio Brancati (2012) alla carriera.
    Fu anche un saggista eccellente, come si è visto – basti ricordare L’armonia perduta o America 1957, a sentimental journey (ed. Nottetempo 2009), ma anche l’ampia panoramica di scritti su alcuni mostri sacri della letteratura mondiale – ed un fine traduttore di Jean Paul Sartre, T. S. Eliot e George Orwell.

    Vittoria Caiazza

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  • PETER BROOK Una magnifica crudeltà

    Non è arduo comprendere l’importanza di Peter Brook. L’opera del regista britannico riverbera a tutt’oggi nella prassi teatrale su ogni livello, dalla produzione istituzionale alle più remote propaggini dello sperimentalismo; l’autore del seminale Lo spazio vuoto è riuscito, con la sua radicalità, a scuotere dalle fondamenta la prassi scenica delle più blasonate istituzioni d’Occidente, contribuendone al rinnovamento.

    All’eccezionale opera teatrale di Brook si affianca il parallelo percorso filmico. Per Brook il cinema è tutto fuorchè un’avventura occasionale o una funzione “di servizio”: spaziando nell’arco di cinque decadi, la filmografia del maestro di Org’hast e Mahabharatha liquida all’istante qualsiasi inveterato dibattito sul “teatro filmato”, nonché su quella presunta inconciliabilità fra teatro e cinema che i veri maestri sanno non sussistere affatto. Il cinema di Peter Brook è per molti versi un ulteriore stadio della ricerca condotta sulla scena: la ricerca di una crudeltà – nel senso artaudiano di vitalità incontenibile, folle e schizofrenica – in grado di elevare la tradizione ad archetipo ancestrale, racconto sanguigno di un tempo prima dell’uomo e della coscienza.

    L’operazione rigenerativa dei classici inizia già coi colori sgargianti e il dinamismo di The Beggars’ Opera (1957), adattamento del classico di John Gay; con Moderato Cantabile (1960) Brook impone, con la presenza di Jeanne Moreau e Jean-Paul Belmondo, la propria presenza nel nuovo cinema che si andava affermando oltralpe. La deflagrazione avviene nel 1963 con Il Signore delle Mosche, nel quale il regista adatta il romanzo di Golding con indicibile furia estetica, tra semi-documentarismo e lancinante visionarietà: un viaggio allucinato nel cuore di tenebra della civiltà, condotto con lucidità e senza remore.

    Il biennio rosso mostra due volti del Brook cineasta: da un lato il capolavoro Marat/Sade (1967), trasposizione da Peter Weiss con il Marchese (un eccezionale Patrick Magee) intento a inscenare la Rivoluzione nel manicomio di Charendon; dall’altro, il film a tesi Tell Me Lies (1968), invettiva sulla “sporca guerra” del Vietnam condotta con un’inventiva da far impallidire Godard.

    Fabio Cassano

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  • Mentire

    Se nel mentire nascono bugie
    Allora non sò che dire
    Silenzio, pensa a tutto ciò che resta
    Voci nell’aria
    Musica senza danza
    Ma nell’esprimere un pensiero
    In una cosa son sincero
    Nelle parole non dette
    Che valgono molto e sono oneste
    Perché nella testa mi rimane
    Qualcuno di cui non voglio rinnegare

    Massimiliano Calzati

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  • Notti magiche azzurre: l’Italvolley femminile U21 è campione d’Europa!

    In un sabato ricco di finali per il volley italiano, si colora d’azzurro anche il cielo di Cerignola, dove le azzurrine di Mister Pieragnoli conquistano la medaglia d’oro agli European Volley Championship.

    Nel tavoliere pugliese, tra Cerignola e Andria, si sono tenuti gli Europei di volley under21. Tra le nazioni partecipanti troviamo: Italia, Serbia, Turchia, Ucraina, Polonia, Austria, Danimarca e Israele.
    Dopo aver chiuso il girone al primo posto, battendo proprio la Serbia per 3-2, le azzurrine approdano in semifinale dove affrontano l’ostica Turchia. In quasi 2 ore e trenta di gioco, Monza e compagne portano a casa la vittoria al tie-break trascinate dal caloroso pubblico cerignolano.

    Francesca Annalisa Lavista

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  • Edicola Votiva – AmbrOsino (FullHeads)

    Sangue, vicoli e madonne. Ogni lembo di strada nella città di Napoli è intriso di anima popolare.

    Un dedalo di storie e culture, in cui sono incastonati religione e aneddoti.  Donne, vita e morte.

    Luci che rappresentano speranza e la via, preghiera e devozione. Dai bassi si canta l’amore ma anche morte. Pino Daniele, il lazzaro felice, cantava di un popolo trasversale, con il Volto Santo e la guerra tra le mani. Iconografie, foto e ricordi. Così Massiliano AmbrOsino dedica il suo controcanto alla Sirena, malata, vitale, affascinante dee sensuale. Fine cantautore realista, immortala la Napoli degli anni ’70 tra rincorse, grida e urla.

    Sergio Cimmino

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  • Una storia tipicamente italiana. La crisi di governo che avanza.

    Negli ultimi tempi sembra impossibile per gli italiani avere un governo eletto dal popolo. Ebbene sì, al popolo italiano è stato negato questo onore. Ma in quanti realmente sentono il bisogno di schierarsi, di recarsi alle urne per eleggere un leader che possa realmente prendere a cuore il futuro di una generazione? Da un po’ di tempo pare che l’italiano sia disinteressato alla politica  e che non abbia alcun riferimento          partitico. Quel che manca, e che ci porta quasi a guardare con nostalgia il passato, è quella figura di spicco capace di riaccendere nuovamente l’amor di patria. Molti italiani hanno dichiarato di aver votato il meno peggio, ma nel Movimento Cinque Stelle, quel vento di novità capace di catturare i giovani, all’inizio avevano creduto davvero anche i più scettici: avevano creduto nel riscatto che parte dalla politica dell’antipolitica,  al servizio esclusivo del cittadino. Ma adesso anche la speranza dei pentastellati sembra essersi eclissata, a dispetto delle aspettative di tanti che auspicavano un cambiamento radicale nei Palazzi del potere grazie a loro.

    Maria Simona Gabriele

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  • Luxottica, eleganza e stile a portata di “occhio”

    Luxottica è una la più grande azienda italiana che produce occhiali. Non solo in Italia, il suo marchio si impone in ben 150 paesi, e commercializza le sue montature in tutti e cinque i continenti. È stata fondata nel 1961, ad Agordo, da Leonardo Del Vecchio. Inizialmente, produceva per conto di terzi, ma già nel 1995 era riuscita a mettersi in proprio e ad acquisire, persino, la catena di negozi di ottica statunitensi LensCrafters. Quattro anni dopo, acquista Ray-Ban. Nel giro di pochi anni, il brand si espande sempre di più, e con esso cresce anche il fatturato. Nel 2012, è risultata essere la prima azienda italiana nel campo della moda per fatturato. Nel 2014, l’amministratore delegato Andrea Guerra abbandona il suo ruolo, in seguito a incomprensioni con Leonardo Del Vecchio, e a settembre dello stesso anno vengono presentati i due nuovi amministratori.

    La fusione con Essilor

    Il 16 gennaio 2017 è stata annunciata la fusione di Luxottica con il gruppo francese Essilor. Dal 1° ottobre 2018 nasce a tutti gli effetti la EssilorLuxottica, con sede a Parigi. Leonardo Del Vecchio è stato nominato presidente esecutivo del nuovo gruppo, mentre Hubert Sagniéres è il vicepresidente esecutivo. 

    Katia Tosto

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  • “Follia” di Patrick McGrath

    La mente umana può essere pericolosa, estremamente pericolosa. E quando una mente è fragile, sola e imgabbiata in un orizzonte angusto, come può essere quello di un matrimonio da cui si vorrebbe evadere, le conseguenze possono essere addirittura letali.

    Patrick McGrath, scrittore inglese, ha decisamente centrato il punto con Follia, cercando, in maniera sublime, di descrivere un amore tanto passionale quanto tossico.

    Peter Cleave è un medico psichiatra, responsabile dell’ospedale psichiatrico in una piccola cittadina, amico e collega di Max Raphael. Max si trasferisce per motivi di lavoro e, con la moglie Stella e il figlio Charlie, inizia a vivere vicino l’ospedale. La loro sembra la classica famiglia perfetta; uno stipendio vantaggioso, una grande casa e lussuosa, amici e feste. Ma quando due persone, chiuse nello spazio di quattro mura, sono caratterialmente ed emotivamente diverse, basta un minimo per alterare un flebile equilibrio.

    Da una parte Max, uomo dedito al lavoro, razionale, rigido.

    Dall’altra Stella, donna bella e intelligente, con un estro messo a tacere. 

    Si percepisce già dalle prime pagine quanto questo matrimonio faccia soffrire Stella. Lei si è condannata a una vita anaffettiva, che scorre senza sussulti nei binari  dell’abitudine. Finché l’incontro con Edgard, paziente in semilibertà dell’ospedale psichiatrico, non la fa deragliare.

    Edgard è un ragazzo alto, possente, fisicamente l’uomo ideale, ma è in cura dal dottor Cleave; il suo temperamento forte e deciso è però minato da un disturbo della personalità, una forma violenta di paranoia, che lo ha indotto in passato a compiere azioni deplorevoli. Ma con lui Stella si sente bene: inizia finalmente a tira fuori i propri sentimenti, le proprie passioni, a sentirsi libera e viva. In realtà – ella non se accorge – è caduta nelle grinfie di Edgard, che lentamente, in maniera subdola, comincia a manipolarla, la fa sua totalmente, e la usa per fuggire dall’ospedale psichiatrico, lasciando Stella in preda alla disperazione e alla depressione totali.  Ma la loro storia non finisce, i loro incontri furtivi continuano, perché Edgard in fondo prova qualcosa per Stella. Che scopre dove il suo uomo si nasconde e così abbandona marito e figli, per congiungersi con l’amante.

    Anita Castrenze

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  • 7. Battaglia senza quartiere

    Igor batteva i denti.

    «Paura… o freddo?». Mr. TNT era sornione.

    «Nessuno dei due».

    «Ma non dire menzogne. Stai tremando!». Mr. TNT scoppiò in una risata.

    «Diciamo che non sono abituato».

    «Forse intendi a tutti questi rischi?». Mr. TNT allargò le braccia. «Mi dispiace, ma siamo in mezzo a una guerra». Indicò i laghi ghiacciati, le macchie di vegetazione innevata, il cielo plumbeo.

    «Diciamo che intendo a una battaglia».

    Prima che Mr. TNT potesse dire o fare qualcosa, da dietro delle betulle arrivarono dei soldati con la stella rossa. «Dovete venire con noi». Stavano avvicinandosi a loro due che da un cespuglio partì una raffica.

    Le pallottole si abbatterono sui sovietici i quali morirono urlando, ma ce n’erano molti altri dietro.

    Mr. TNT strattonò per una manica Igor. «Vieni, scappiamo».

    L’idea di attraversare a piedi il lago ghiacciato era da escludersi: anche se era pieno dicembre, non si sapeva mai.

    Presero un sentiero ma dei finlandesi li bloccarono. «Italiano, ci interessi».

    «Non ho nulla da dirvi». Mr. TNT gli esibì di fronte una smorfia.

    «Non è importante, lo dirai ai nostri superiori». Protesero verso di lui le mani.

    Igor spianò il braccio armato di Tokarev TT33 e fece fuoco.

    Kenji Albani

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