La letteratura italiana. Oggi.

Vorrei iniziare raccontando un fatto accaduto molto tempo addietro, alla fine degli anni Ottanta. In quell’estate, senza scendere nei particolari, ci furono molte polemiche al Premio “Campiello”. Il celebre critico letterario Carlo Bo, che faceva parte della Giuria, lanciò una specie di “allarme” dichiarando:  “Fra i giovani nostri narratori non trovo nessuno degno di essere ricordato” e, scandalizzando il pubblico del Premio Selezione Campiello, disse chiaro e tondo: “Alla fine della lettura dei romanzi d’oggi, uno si chiede: perché li hanno scritti?” E, facendo seguito alle polemiche in un’intervista su “La Stampa” (per “Tuttolibri”) dichiarava che aveva cominciato a dare le dimissioni da tutte le Giurie dei Premi letterari in cui era coinvolto come membro. Quella parola “oggi”, detta trent’anni fa, ci riporta alla nostra contemporaneità dal momento che le cose non solo sono rimaste così, ma sono peggiorate negli anni che vennero dopo, vista che è subentrata nel frattempo l’industria culturale. Non posso non dare ragione a Carlo Bo sia perché sono stato un suo allievo (ai tempi in cui era Rettore) all’Università di Urbino (dove per anni sono stato docente) sia perché la nostra amicizia continuò (fece anche la prefazione ad un mio libro di poesie) e ricordo ancora quando partivo con la macchina da Fermo (vivendo io nelle Marche) per andarlo ogni tanto a trovare e farci due chiacchiere nel suo studio sorseggiando un caffè e parlare di letteratura, la quale letteratura ha cominciato ad non essere più tale dalla seconda metà del Novecento e tutti i grandi nomi degli autori che avevano caratterizzato l’intero secolo scorso, come presenze e come modelli sono scomparsi e sono rimasti insostituibili. I romanzi in questo tempo di vuoto assoluto sono difatti di testa, non di cuore. Non raccontano un sentimento vero, un’emozione vera, un problema vero. Sono diventati tutti scrittori, abilissimi nel giocare con la forma e con la lingua, ma rivelano il loro manierismo, il loro essere barocchi, freddi e lucidi manipolatori come quando dilatano fino a farlo diventare romanzo uno spunto buono solo per poche pagine. Sono, insomma, dei conversatori letterari e mondani, una sorta di fast food culturali: libri-consumo, usa e getta, come tutto in questa società, libri da “mangiare” per poi scomparire insieme ai loro autori. Ovviamente Bo accusava di conseguenza l’intero sistema culturale e gli editori che promuovono esordi troppo facili con conseguente sbaraglio degli stessi autori e ripetendo (per sfruttarlo) un modesto inizio discreto (qualora lo fosse). È stato questo l’orientamento degli ultimi decenni tra superficialità e trasformismo intellettuale. Una moda insomma diventata…eterna.

Luigi Martellini

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